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Grazie Carlo
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C'è un'immagine in uno dei film di Indiana Jones che mi sta particolarmente a cuore quando lui, Harrison Ford, alle strette in un inseguimento, si trova davanti a un baratro e ormai perso si lancia nel burrone e scopre che è tutta un'illusione ottica e che in realtà il percorso non è interrotto ma continua reale anche nel precipizio, mimetizzato dall'illusione stessa. E' un'immagine che mi avvince perchè sebbene calata in un film d'avventura racchiude in sè il senso dei dilemmi che a volte ci attanagliano e da cui non sappiamo districarci. Non possiamo conoscere senza il nostro corpo e i nostri sensi ma d'altra parte siamo dotati della capacità di elaborare un'immagine che va aldilà della percezione, attraverso la proiezione e la rielaborazione delle nostre esperienze. Viviamo in un costrutto di tempo e spazio che crediamo veritieri perchè siamo a loro avvezzi fin dalla nascita ma sappiamo che è così solo per convenzione. E la relatività ci ha in parte dischiuso questo paradosso. Pensiamo di essere dotati di libero arbitrio ma il termine libero non è mai stato più vincolato alle circostanze, alle credenze culturali e religiose, agli schemi dell'epoca storica. Una sera a cena con i miei cognati di cui ricorreva il matrimonio, durante le varie conversazioni, la sorella di mia moglie ci ha parlato con molto trasporto di una conferenza tenuta da una dottoressa esperta di filosofia orientale in cui ha parlato del Karma. "Bisogna superare gli attaccamenti per arrivare a una superiorità sul mondo immanente" E siccome l'argomento mi ha stimolato le ho chiesto di spiegarmi meglio. E grazie anche all'interevnto del marito ho capito che la nostra, aldilà delle interpretazioni della religione o delle filosofie, è un' esistenza fatta di prove e tentativi per cercare un equilibrio. Per cercare di essere prima ancora di avere. Quante volte utilizziamo nei nostri discorsi il verbo avere al posto del verbo essere. Può sembrare un aspetto solo semantico. Può darsi, ma alla fine è così permeante che ci distoglie da ciò che in realtà dobbiamo cercare. Così perdere un possesso, pensare che questo sia di altri, o che non ci sia più ci svuota laddove il possesso esaurisce il rapporto. L'amore non ha forma è una complessa autonomia dello spirito, uno strumento di comunicazione unico attraverso cui siamo con l'altro attraverso noi stessi. E se l'altro a un certo punto scompare resta comunque di lui una traccia se è esistito dentro di noi e fuori di noi. E questa traccia non può essere solo dolore. Essere caduchi, essere onde che si frangono è il nostro misterioso procedere. Ognuno di noi trasporta un pezzetto infinitesimo di universo di cui ha la percezione della grandezza e della bellezza. Non so se la morte sia perdita reale, passaggio a vita eterna o che altro. Ma il nostro misterioso procedere è una staffetta infinita ed eterna come ciò che auspichiamo sia per tutti il "dall' altra parte". Partecipare dell' Amore eterno potrebbe voler dire perdere l' identità anzi sicuramente vorrà dire ciò, questa è la mia convinzione. Tutti incontreremo tutti amici e nemici, amati e odiati, sospesi nell' eterna consapevolezza dell' inconsapevole che per noi è, ora, ciò che non siamo più quando muoriamo. Carlo lo aveva capito, ne sono certo. Ne sono assolutamente certo e, benchè non lo conoscessi, questo ci fa sentire a lui vicino come se fosse fratello di sangue. La vita è un gioco e così la dobbiamo vivere, senza barare. E allora: " Is the game over ? Not yet " Grazie Carlo .. |
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