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Relatività
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Guardo il cruscotto e con un colpo secco abbasso la levetta dell’interruttore. I cilindri iniziano a borbottare un rumore sommesso accompagnato da un gorgoglìo di scarichi intasati che soffiano sbuffi nero bluastri. Un colpetto alla leva del gas e il vento dell’elica porta via ogni dubbio come fosse carta straccia, e inondandoci il viso ci solletica a intonare il consueto, fantasioso duetto. Irresistibilmente attratti stabiliamo il contatto con la torre di controllo e aspettiamo l’ok per il decollo. Istanti. Assordati, col cuore in gola a pensare a ciò che è già stato e a ciò che sarà. Una stretta guantata fra mani forti e mani deboli, fra occhi smarriti e occhi che sanno dove andare. E conducono. E’ maggio e tutto attorno a noi l’estate sta per esplodere col caldo maturo e l’odore del fieno che riempie i polmoni, l’erba quasi argentata, i fossi pieni pronti a irrigare di vita la terra. Ma mi piace pensare che sia illusione. E guardo su fra le cime e vedo la neve che, ancor più bianca vicina al verde dei boschi, contrasta. Tra sobbalzi ci gustiamo l’accelerazione del decollo e scricchiolanti ci troviamo a mezzaria. Ed è buffo come il tempo acquisti d’un tratto una dimensione geometrica. Così mentre a basso, da dove siamo partiti, è quasi estate mano a mano che si sale nella trasparenza dell’aria mentre l’altimetro segna la salita continua, un immaginario calendario viaggia a ritroso nel tempo. Attraversiamo il mese di aprile coi suoi colori verdi appena accennati, con le gemme che si lasciano andare appena a forme mature, con i fiori dei ciliegi selvatici che punteggiano i boschi grigiomarroni. Ma salendo ancora anche aprile è già vecchio e lascia spazio a marzo con le piante semispoglie, i prati col verde che inizia a irrompere appena per trasformare il giallo bruciato dell’inverno. Qualche piccolo crocus che timidamente fa capolino tra fili d’erba lunghi e ingialliti e già si passa a febbraio con la sua aria incerta solo per metà invernale con i mucchi di neve induriti e invecchiati di terra. E l’odore dell’aria che induce a soffermarsi sulla fine dell’inverno e alla prossima primavera. Venti bizzarri con tepori latenti e sentori serrati ci portano ancora più in alto e lì troviamo solo neve e alberi ancora nudi con gemme impaurite chiuse in una robusta cuticola rivestita di peluria. Siamo arrivati nella dimora dell’inverno ospitato dal gigante bianco nella sua veste silenziosa e solo appena gocciolante. Mani forti incrociano ora mani forti, occhi che sanno dove andare incrociano occhi che sanno cercare. E in quest’inverno strano cercato a maggio, in questa dimensione verticale del tempo sento che nulla è perduto dei nostri giorni e tutto è contemporaneità. Onnipresente, nel tempo attraverso lo spazio. E il corpo è solo forma che, leggera, sa essere inverno e sa essere estate. Dite la verità: ora vi aspettate che si atterri. Ma chi ce lo fa fare? Se volete veniteci a prendere. |
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Comments(5)
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Atterrare dice??? E' il minimo che possa fare per farsi perdonare tanti mesi di "latitanza"....mesi che ha ripercorso in modo unico e straordinario...un viaggio nel tempo alla dottor Charlie maniera...dall'inverno all'estate...tutt
By: Maria
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Domenica 30 Maggio 2010
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Atterrare dice??? E' il minimo che possa fare per farsi perdonare tanti mesi di "latitanza"...mesi che comunque...(bisogna ammetterlo!!!),ha ripercorso in modo unico e straordinario...un viaggio nel tempo alla dottorcharlie maniera
By: Maria
, On
Domenica 30 Maggio 2010
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Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove, smette. Per le risate, aggiungo, è diverso. Ciao Maria
By: Franco Grassi
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Martedì 01 Giugno 2010
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E scommetto che ride perche' ho postato due volteeeeeeeeeeeee!!! E fa benoneeeeeeeeee
By: Maria
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Venerdì 04 Giugno 2010
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ma perchè lo spazio per le risposte è da epitaffio. E non è cambiato da chè il sito ha nuova veste. Pasiensa. Ciao
By: Franco Grassi
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Sabato 05 Giugno 2010
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