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Ogni commento è superfluo!
È morto a pochi giorni dal Natale Claudio Font, un pensionato di 73 anni caduto nella trappola di medici senza scrupoli. Nel 2005, l'uomo aveva manifestato i primi sintomi del morbo di Parkinson, ma ha reagito subito cercando in ogni modo una possibile cura che gli permettesse di difendere la propria vita e le proprie passioni, lo sport innanzitutto.
Tramite un amico arriva in contatto con la Stamina Foundation, una fondazione presieduta dallo psicologo Davide Vannoni e con la quale collabora il neurologo Leonardo Scarzella.
Nel luglio dello scorso anno, i due propongono a Font un trattamento basato sul trapianto di cellule staminali e del tutto estraneo ai protocolli sanitari riconosciuti in maniera ufficiale. Per convincerlo della bontà della cura, i due medici mostrano a Font – e probabilmente ad altre 38 persone che si sono sottoposte al trattamento – video promozionali in
in cui, come testimonia la figlia, “un tetraplegico in sedia a rotelle si metteva a ballare”.
La cura ha costi esorbitanti: un investimento iniziale di 27 mila euro per il prelievo delle staminali e la loro coltivazione, oltre a quasi 10 mila euro a iniezione. Secondo Scarzella e Vannoni, il sig. Font avrebbe dovuto sottoporsi a cinque trattamenti. Dopo il secondo trattamento, Font è in condizioni penose e mostra addirittura segni di delirio. Alle richieste di spiegazioni e di assistenza da parte della famiglia, i due medici non rispondono o lo fanno in maniera sprezzante, invitando ad esempio i familiari di Font a portare il paziente al mare per farlo riprendere.
Le prime fasi della cura avvengono presso la Ibm di San Marino, struttura poi posta sotto sequestro per esercizio abusivo della professione medica. Si trattava in realtà di un centro estetico, denuncia ancora la figlia di Font, come dimostra anche l'intestazione dei bonifici effettuati dalla famiglia, dove si legge appunto la dicitura “Istituto di bellezza”.
Dopo il sequestro della Ibm, il secondo trapianto viene effettuato presso il centro trapianti di Trieste, l'unico autorizzato in Italia, ma in un giorno festivo e senza che vi sia un periodo di osservazione in seguito all'intervento.
Subito dopo la seconda iniezione, la malattia di Font si aggrava in maniera improvvisa, portando l'uomo alla morte dopo soli tre anni, quando, come ricorda la figlia, secondo le statistiche il Parkinson ha un decorso di circa 20 anni.
L'avvocato della famiglia è esplicito nelle accuse ai medici: “La peculiarità di questo caso è che sono state alimentate false speranze. Una tecnica in fase sperimentale spacciata come miracolosa. Il signor Font è stato usato come cavia di laboratorio. Purtroppo, a volte, persone senza competenze specifiche e prive di scrupoli approfittano della disperazione dei malati per ottenere lauti incassi. Non deve più succedere”.
fonte: Salute e Medicina
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